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martedì 23 novembre 2010

Irpinia 1980. Un terra dimenticata, senza moto.


Sisma del 23 Novembre 1980
in Campania e Basilicata
 Oggi fanno giusto trent'anni dal terremoto dell'Irpinia. Un sisma che causò 2.914 morti e 8.848 feriti.
Il disastro sconvolse l'intera nazione e, malgrado molte furono le gare di solidarietà, i soccorsi arrivarono con grave ritardo. All'ora non c'era la Protezione Civile e i poveri Vigili del fuoco locali si trovarono davanti ad un'Apocalisse inaspettata.
   Oggi se si va nei comuni maggiormente colpiti da quella forte scossa (magnitudo momento 6,9), Lioni (AV), Sant'Angelo dei Lombardi (AV), Laviano (SA) si trovano ancora delle casettine di legno malconce e dei container funzionanti come case. O ancora paesi come Balvano (PZ) completamente fantasma.

Il Titolo in prima pagina de
IL MATTINO del 24 Novembre
Il nostro pensiero va a quelle persone che hanno perso oramai la speranza di riacquisire la dignità di una porpria casa, vera. Persone che non per loro scelta si son dovute inventare una vita da zingari, da Rom, pur, precisiamo, non volendo.
   Ricordando quella sciagura su cui tutti all'epoca guadagnarono in proventi economici, in special modo, ovviamente la camorra che sciacallò sui finanziamenti destinati ai terremotati, in primis senza tetto che, senza quel tetto son rimasti fino ad adesso e non si sa se mai lo vedranno mai un tetto. Parecchie famiglie rimasero senza case perchè alcuni, approfittandosene se ne accaparrò due o tre per se stesso.
   Lo Stato, assentissimo, asseriva con tacito assenso a questa ingiustizia. Lo Stato, assentissimo, non intervenne immediatamente, anche perchè non si rese conto subito della gravità dell'evento. Quello Stato, assentissimo, seppur il Presidente Pertini esortò con gran voce tutte le forze pubbliche e non ad intervenire, rimase completamente inerme nelle prime ore, in cui decini di vite potevano ancora essere salvate.

Forse se si pensasse a volte a questa tragedia, magari tutte le richieste, che sottolineamo sono lecite, dei cittadini aquilani sarebbero espresse con più moderazione anche per rispetto a chi ha perso anche la voce, insieme alla speranza, di ottenere giustizia sociale oltre che una vera e propria casa. Quella che hanno ottenuto la maggior parte dei terromatati aquilani.
Funerali di Stato
del Terremoto dell'Aquila 2009
   Il centro dell'Aquila va ricostruito, assolutamente, ma il primo passo, mettere un tetto su ogni testa lasciata scoperta dal terremoto del 9 Aprile 2009, è già un miracolo in questo Paese, un impegno che non può essere sottaciuto perché si peccherebbe in presunzione.

In questo giorno, triste per chi ha vissuto quel periodo in Campania, specie nelle provincie di Salerno ed Avellino oltre che nella provincia lucana di Potenza. In questi giorni in cui ci sono manifestazioni che chiedono la ricostruzione dell'Aquila, vogliamo esprimere solidarietà a quella terra che scossa dal terremoto per motivi naturali, sedotta dalla malavita per scopi economici, e rimasta senza alcun moto per la negligenza politica.

mercoledì 3 novembre 2010

Emergenza rifiuti. Uno scarica barile di percolato politico-sociale.


Discarica di Terzigno
Terzigno, Chiaiano, Giugliano in Campania, ci si passa la palla da un comune all'altro. O meglio ci si passa la munnezza, tra queste suddette località. Meglio ancora, sarebbe dire che, c'è un continuo scarica barile (di percolato ndr) tra i vari enti preposti a risolvere un'emergenza che ha il sapore, oramai, di una farsa, se non fosse che il problema oltre ad essere  grottesco, è sempre un poblema che mette a repentaglio la serena e igienica vita di un'intera comunità.

Il problema è paradossale perchè innanzitutto è una questione non di difficile svolgimento. Basta guardarsi intorno, nemmeno troppo lontano e, capire che tutti vivono placidamente nelle proprie case senza aver la preoccupazione di chiudere le finestre per i miasmi proveniente da una discarica di rifiuti a cielo aperto. Grandi metropoli hanno gli inceneritori, o i cosiddetti C.d.r., o i termovalorizzatori nei centri urbani, senza alcun disagio. In Germania, addirittura, l'immondizia è richiesta come materia prima per i loro impianti di combustione. Insomma basterebbe costruire, costruire e costruire. Almeno cinque termovalorizzatori nell'intera regione.

Blocco stazione ferroviaria Montecorvino-Bellizzi (giu. 2004)
Questa storiella però è ormai scaduta e stucchevole, in quanto la si ripete da anni. In una regione dove sono immani le responsabilità dei politici. A capo di tutti, l'ex governatore regionale Antonio Bassolino, che ha portato allo sfascio l'intera gestione dei rifiuti. Si ricordano le proteste per la discarica di Parapoti nel comune di Montecorvino Pugliano (in provincia di Salerno) che, per più di un giorno divisero l'Italia, nel giugno 2004, bloccando la stazione ferroviaria di Bellizzi. Quasi quattro anni più tardi la civile protesta per la riapertura della discarica di Macchia Soparana nel comune salernitano di Serre, vide bloccare l'asse autostradale Salerno-Reggio Calabria. Poi toccò al comune avellinese di Savignano Irpino... insomma un balletto prorompente di scarico non solo di spazzatura, ma ci teniamo a precisare di responsabilità, prima della regione, che aveva il commissariato speciale alla gestione dei rifiuti, e successivamente della provincia, che in questi anni ha sempre difeso l'irresponsabilità, insana, dell'intera provincia napoletana, in specie del comune capolugo, governato, lo possiamo dire, maldestramente dal sindaco Rosa Russo Jervolino che, per anni ha sversato la propria immondizia nelle limitrofe province campane e il più delle volte carcicandoli su vagoni merci diretti in Germania, facendo sborsare i soldi del trasporto a tutti i cittadini italiani.

Non ci stupiremmo se gli abitanti delle province di Avellino, Benevento, Caserta e Salerno richiedano che: "i problemi della sua immondizia, Napoli li deve risolvere a casa sua". Tanto più che proprio la provincia di Salerno offre un grande esempio sulla virtuosa gestione di quest'ultima. I comuni di Mercato San Severino, Bellizzi, Pollica da anni sono in prima linea per la raccolta differenziata. Il capoluogo, Salerno, arriva addirittura al quasi 70% nella raccolta, praticando in parecchie zone, il cosidetto, porta a porta. E ancora nei comuni irpini e sanniti, ormai da tempo, si è avviata la suddetta differenziata. Dunque di depositare i rifiuti della provincia partenopea nelle altre province, non se ne dovrebbe parlare proprio, sarebbe farsi beffe dei rispettosi abitanti campani che, con pazienza, differenziano i propri rifiuti.

Manifestazione anti-discarica Cava Vitiello
Ergo, la risoluzione dei problemi rifiuti è circoscritta prettamente nei confini della provincia di Napoli. Ed, effettivamente, il problema logistico del dove posizionare una discarcia a cielo aperto, la provincia partenopea ce l'ha. Non bisogna dimenticare che è la provincia più densamente popolata d'Italia, se non d'Europa, ragion per cui, lo spazio di azione è davvero poco. Ed è forse, pure, per questo che si è scelto un posto, sbagliatissimo, come quello di Terzigno, sito nel Parco nazionale del Vesuvio. Decisione che hao fatto scattare le, lapalissiane, proteste dei cittadini dei comuni vesuviani.

Questo è i l punto nevralgico, secondo noi, dell'intera vicenda che stiamo discutendo da tempo. La protesta.
Innanzitutto, dovrebbe essere civile, altrimenti è difficile aver ragione agli occhi del popolo non toccato dall'emergenza. La solidarietà si riduce a pochi cittadini. Con le bombe e mazzate (botte da orbi) non si risolve nulla. Si adescherebbe, solo il sospetto, che è condotta da organizzazioni criminali.
Secondo. La protesta è sbagliata sia nella forma (come abbiamo già detto), sia nel lessico e nella sinossi. Non si può e non si deve protestare con motti che pongono in luce ragionamenti tipo: "noi la spazzatura non la voglimo qui", come a dire, "vabbene in qualunque posto, l'importante che non sia questo, perchè a me, interessa questo e basta!". Qui si riduce ancora di più la solidarietà con i manifestanti. Sarebbe opportuno intonare dei cori, degli slogan, che lascino passare dei messaggi del genere: "Basta con le dicariche , siamo nel 2010, vogliamo un termovalorizzatore. Non è possibile che si continui a infettare i nostri terreni, le nostre falde acquifere". E per nostre si dovrebbe intendere, l'intera nazione Italia. Così, allora, la protesta, civile, renderebbe solidale la maggior parte del paese.

Guido Bertolaso
Intanto il capo della protezione civile Bertolaso fa sapere che il governo ha fatto tutto quanto era nelle proprie possibilità e responsabilità. Ora tocca, di nuovo, alla provincia di Napoli il giusto e ingrato compito di risolvere tale situazione di disagio, non solo per la regione Campania (anche se bisogna ricordare che poco c'entrano le altre province campane), ma per l'intera nazione. Quindi Luigi Cesaro dovrà rimboccarsi le maniche e darsi da fare. E siccome la speranza è sempre l'ultima a morire, si spera davvero che non se le rimbocca come ha fatto fino adesso. Difatti la gestione dei rifiuti già nello scorso anno, fu demandata alla provincia, ma Cesaro è stato, stando agli ovvi fatti, incocludente. C'è solo da affidarsi a San Gennaro, purtroppo, con questa classe dirigente. Sperando che non si riveli ancora giusta la massima popolare che detta: Chi di speranza vive, disperato muore.