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venerdì 21 gennaio 2011

Qualunquemente e spessatamente al cinema con Albanese.

     Oggi esordisce nelle sale italiane il nuovo film di Antonio Albanese Qualunquemente, film satirico, ma direi quasi realistico, della situazione politica italiana.
     Cetto La Qualunque è un uomo politico senza un briciolo di testa, intelligenza ("senza-mente", per dirla al suo modo), l'unico suo interesse è: 'o pilo (parola che nel sud Italia sta a significare la vagina). Difatti il suo programma elettorale per sconfiggere il suo acerrimo rivale di sempre, De Santis, è tutto accentrato sull'aumento di pilo. "Più pilo per tutti!"
   
    Ma Cetto La Qualunque è anche figura stilizzata dell'italiano medio moderno, l'uomo italiano che ad ogni passaggio di ragazza deve per forza di cosa (per dimostrare al branco la sua mascolinità, "branco", così si possono definire oggi i gruppi di amici") seguire con gli occhi i deretani e immaginarsi con i compagni di sordidi giochi il come poterli usare. E le donne che per tenersi vicini bestie maschie fanno ciò che loro vogliono con la presunzione di dire: lo faccio perché il corpo è mio e lo gestisco io.
    Cetto La Qualunque è anche un personaggio plasmato su quella moda meridionale, ma da tempo anche settentrionale, e quindi tutta italiana, di dire che in fondo se la mafia esiste è cosa normale, è sempre esistita e si convive.... pensate se avessero pensato la stessa cosa i ricercatori oncologi a riguardo dei tumori.?
    E' Cetto La Qualunque purtroppo un ritratto figurativo e realistico di questa Italia che va... va di sicuro... ma dove? Beh dove è facile prevederlo... come i gamberi ritorna indietro ai tempi dei cannibali e dei trogloditi, che giustamente pensavano, gesticolavano e si esprimevano come gli italiani moderni: Bunga-bunga.... t.v.b.  Bunga-Bunga... culo... Bunga-Bunga... qui-qui.


   E soprattutto per questi motivi, soprattutto per auto-analizzarci senza alcun pudore e abbozzanti preconcetti che bisognerebbe andare al cinema per vedere Qualunquemente, uno dei pochi film che ha, oggi, in questo paese il coraggio di dire le cose come stanno, perché prima di cambiarlo questo paese, bisogna pure che qualcuno incomincia rendersene conto di quanto schifo faccia!

giovedì 20 gennaio 2011

Un italiano sconfortato. Bunga Bunga, Zalone e Avetrana.

    Salve mi presento, sono una persona italiana da circa 28 anni (ne ho altrettanti) che non riesce più ad uscire di casa perché prova molta vergogna per la condizione esistenziale (essere italiano) che lo mette in vero e proprio disagio, in uno stato confusionale che spesso alla mattina quando si sveglia gli fa dire allo specchio: "Vado via da questo schifo di nazione..."

L'ultimo TOTEM italiano.
     Mentre in questi giorni imperversa in tutta la nazione il successo e l'eco dell'ultimo film di Checco Zalone (emblema, secondo me, di questa mia nazione involgarita dalla testa ai piedi) che batte in spettatori il capolavoro di Roberto Benigni, mentre non si fa che parlare altro di Bunga Bunga ministeriale di party del Papi con tette, culi e altri oggetti del genere che si possono trovare su di un unico oggetto quale la donna è secondo tre quarti della nazione.... mentre accade tutto questo muoio, tremendamente muore la mia identità di artista, di studente, di futuro lavoratore... muoio. Dove bisogna andare per stare più sereni, per non chiudere in un cassetto blindato i propri sogni da far realizzare.... dove trovare la libertà... Ma forse pure in Sudan, forse perché no in Iran... forse ovunque.
Un party all'italiana.
     Rientrando nel mio senno penso però poi che in fondo non sono proprio questi i paesi dove la libertà regna sovrana e le donne non siano oggetti... però già il pensarlo per conto mio è stato grave. E' un fallimento governativo, parlamentare, non lo so, di certo l'Italia ha fallito in tutto. Difatti secondo una statistica europea, la nostra patria è indietro in tutto, due milioni e mezzo di ragazzi non studiano e non lavorano, meno di una persona su due legge un libro. Statistica che sembra affermare cruenta che i miei compatrioti (eufemismo) hanno messo da parte la cultura, il professionismo eregendo a totem un enorme fallo in base al quale valutano occasioni, speranze e futuro... un vero e proprio pensiero del cazzo. Così facendo l'Italia non può che non regredire, arenarsi, infangarsi con la sua putrida e schifosa gente.

     Ma tranquilli sembrano rispondere i nostri politici, tanto c'è la storiella del Bunga Bunga, la storiella di Avetrana, il film di Zalone che vi fa da ninna nanna, vi calma, vi tiene buoni, sereni al calduccio delle vostre case, già le nostre case che non hanno più l'ICI, l'unico luogo dove si può restare, perché fuori non si puo' proprio più andare.... si è a disagio senza soldi, né speranze, tutto sale. Sale la benzina, i pedaggi, le assicurazioni, il mattone, la rabbia e la sfiducia, l'unica cosa che resta uguale da un po' di tempo, purtroppo è questo schifo d'Italia!

martedì 28 dicembre 2010

Liberate la stampa dalla libertà di stampa.

Ma quale libertà di stampa si ha in Italia? Una libertà che è avulsa da un qualsiasi codice etico e professionale. Una libertà di accusare senza filtri di verità o di attestazioni. Questa signori non è libertà di stampa, questo è un uso squadristico dell'informazione. Non vi sono giornali, nel nostro paese, obiettivi, ma giornali che usano obiettivi quello per neutralizzare il nemico. Quello di affossare l'altra parte politica. Ogni giornale è finanziato oltre che dallo Stato (e quindi dai cittadini) anche dai partiti politici, così la politica italiana, che non ha poi tanto da vantarsi, si scontra invece che nel parlamento sulle testate giornalistiche e sulle televisioni private e pubbliche.
     Questo vale sia da una parte che dall'altra, ovviamente, oggi tocca a Fini, bersagliato da Libero, domani toccherà a Berlusconi bersagliato dall'Unità, insomma sembra di udire la celebre frase: "Sotto a chi tocca". Questa è tutt'altro che libertà di stampa ma incatenamento della libertà nella stampa. Nel giornalismo non è libero chi dice ciò che gli pare, è libero chi professionalmente ed eticamente scrive di cose scoperte per il bene del paese ed è libero di poterle pubblicare.

     Per il 2011 auspichiamo che i giornali, la tv, l'informazione tutta si liberi da questi opprimenti ordini editoriali (o meglio dire diktat politici). Auspichiamo che si parli dei veri problemi del paese, che si facciano inchieste sociali, morali e culturali. Insomma auspichiamo che con il 2011 si apri una stagione di mera informazione che lasci da parte il gossip e le frivole notizie da casalinghi (con tutto il rispetto per i casalinghi). Un'informazione libera dalla stampa al posto di questa libertà di stampa.

giovedì 16 dicembre 2010

NESSUN VINCITORE

Finalmente questa due giorni parlamentare è terminata, ma non le polemiche. Dal risultato della votazione non è emerso niente di nuovo, senonchè quello che già si attendeva: Berlusconi resta in sella. Per ora.
In un clima teso il Governo ottiene la fiducia, con 314 voti, mentre i contrari si fermano a 31, quindi, il governo ha una maggioranza di soli 3 voti.
Ma bisogna tener conto che, il governo ha si vinto con tre voti, ma non voti della maggioranza. Questo è quello che preoccupa, perchè se non fosse stato per i pentiti di Fli, i deputati Moffa e Siliquini, che all'ultimo momento hanno avuto sensi di colpa ed hanno votato per il governo, a dire il vero Moffa si è astenuto, ma ecco che viene in soccorso un'altra finiana, quella Catia Polidori (miss Cepu), che in men che non si dica cambia idea: ciao Fini, e via tra le braccia di Silvio.
Ma il soccorso decisivo a Berlusconi è stato dato nientedimenochè da due deputati del partito più agguerrito nei confronti del premier: L'Italia dei Valori. Sì provengono proprio dal partito di Di Pietro i signori in questione, ovvero Antonio Razzi e il chiacchierato e deplorevole (ndr) Domenico Scilipoti (foto a destra). Quest'ultimo è stato al centro della cosìdetta <compra> dei deputati, ricevendo una grossa cifra di denaro e la rielezione sicura alle prossime votazioni, nel caso avesse sostenuto il governo, e così è stato. Ovviamente, per ora queste sono solo accuse infamanti, tutte da provare, ma i sospetti restano.
Dal canto suo Scilipoti si difende, dicendo che era entrato in contrasto con il partito ed il suo leader, e non ne condivideva più la linea. Questo può essere legittimo, non è una novità, ma è strano che questo malcontento sia venuto fuori all'improvviso, senza nessuna precedente avvisaglia, e soprattutto questa crisi di coscienza è venuta a galla a due giorni prima della votazione, suvvia..
Altri voti provvidenziali sono arrivati da ex Pd come Villari e Calearo. Insomma senza questi voti <esterni> il governo sarebbe caduto, ma di fatto la maggioranza non c'è più, potrà andare avanti massimo un paio di mesi, ma dopo bisgnerà prendere atto della situazione e rassegnare le dimissioni. Se in questi due anni Berlusconi ha governato a fatica, pur partendo da una maggioranza di oltre cento parlamentari, credo sia alquanto arduo adesso che ne ha appena tre.
Gianfranco Fini,leader di Futuro e Libertà
Altro sconfitto di questa votazione è senza dubbio Gianfranco Fini, Presidente della Camera e soprattutto leader di Fli, partito che ha presentato la mozione di sfiducia. Senza essere di parte, bisogna dire con onestà, che tutta questa situazione, questo caos istituzionale, è dovuto grazie al malcontento di questo signore che, fregandosene del voto del 2008, ha tradito il governo e gli elettori, collocandosi all'opposizione, spaccando la maggioranza e la legislatura.

Di certo poi, non ha vinto l'opposizione, anzi le opposizioni che, con Bersani del Pd, Di Pietro dell Idv, Casini dell Udc e adesso Fini di Fli, non sono riusciti a costruire nulla, non sono in grado di formare un'alternativa al governo, tutti questi partiti sono accomunati da una sola cosa: eliminare Berlusconi, perché accecati dall'odio. Di questo passo Berlusconi vincerà sempre, e il merito sarà di questa opposizione scialba e silente.
  
     In ultimo gli altri sconfitti sono le forze dell'ordine e quei teppisti, che fuori dal  parlamento hanno messo in atto una guerriglia, ma questa gentaglia, questi delinquenti non meritano un rigo in più, e mi fanno vergognare di essere loro compatriota, cioè italiano.




martedì 14 dicembre 2010

Governo: dall'angoscia all'agonia e poi...

    Alla fine la spina non si è staccata resta in vita il IV governo Berlusconi. Lo si era già capito dalla digiuno di nicotina rotto dal presidente Fini che fuma travolto dall'alta tensione. La Camera ha confermato la fiducia al governo respingendo con 314 no e 311 sì le due mozioni presentate nei confronti del Presidente del Consiglio (per la prima volta due mozioni di sfiducia per un presidente, non era mai accaduto nella storia della repubblica italiana). Ce l'ha fatta tra energumeni sventolando il vessillo dell'Italia
Catia Polidori
 come fossero allo stadio e con urla da veri scaricatori di porto, ma a questo siamo abituati. La politica si sa è oramai un campionato di calcio con le sue partite la richiesta di fiducia ad un governo è un derby.

    Tutto come sempre avviene, sembrerebbe per sorpresa, ma poi di sorprese noce ne seono ben poche, se si scopre che Silavno Moffa non si presenta alla seconda chiama e la parlamentare Maria Grazia Siliquini, ex FLI, voto no alla mozione. Non c'è sorpresa che Mirko Tremaglia salutando con affetto Gianfranco Fini, va a votare sì alla sfiducia. E che Guzzanti scioglie le riserve votando sì anch'egli alla sfiducia. Si sapeva già ieri e, nemmeno il brivido che sembra regalare Catia Polidori (cugina del proprietario del CEPU) quando si appresta a votare la fiducia presta clamore, se non qualche scaramuccia tra Lega Nord e Fli.

Il vincitore (mutilato) Silvio Berlusconi
     Per la verità un pò strano questo voto di fiducia. Non si era mai visto che l'opposizione invece di chiedere a gran voce le elezioni anticipate chiedeva con fermezza di chiedere le dimissione e fare un governo bis, magari anche Berlusconi, evidentemente la paura era tanta da parte dell'opposizione andare alle urne. Cosa che invece proprio dal governo veniva presa in seria considerazione se le mozioni fossero passate.

     La cosa chiara, il fatto è che il governo ne esce gravemente ferito segnando il passo ad un'agonia che resta appesa ad un fil di voce dissidente. Basta che qualcuno spifferi venti di novità, chieda una qualunque cosa, il governo comincerebbe tremendamente a vacillare, l'esperienza insegna, soprattutto in Italia, insegna molto. Dunque il governo è in agonia, si cercano donatori politici che possano rinsavirlo in qualunque (o perlomeno in qualche) modo. Chi sarà dunque a staccare la spina? Dal governo certo non può esserci una decisione in tal senso , visto le precise (quasi) posizioni prese sull'eutanasia... L'Italia attende ho un morto o un risorto in buona salute in quanto la nostra situazione sociale e politica lo pretende....

giovedì 9 dicembre 2010

Il "Fini" giustifica i mezzi

Non so come la pensiate voi, ma davvero non se ne può più. Di cosa? Naturalmente di questa crisi politica che da un anno a questa parte invade giornali, tg e talk-show vari.
     E' quasi un anno ormai che Fini e Berlusconi sembrano marito e moglie separati ma, che non vogliono saperne di divorziare e accuse, insulti e strascichi vari sono all'ordine del giorno.E' inutile negare che il tutto è partito dal buon Gianfranco che, dopo una vita da secondo senza nè arte nè parte, ha deciso di prendersi quel posto al sole che secondo lui gli spetta di diritto, dimenticando che tutto ciò che è stato finora, da vicepremier a Ministro degli Esteri fino a Presidente della Camera, è grazie all'alleanza con l'odiato e invidiato Berlusconi.
Da quando è cominciata la legislatura(primavera 2008) che Fini fa la parte del ribelle prima e dell'epurato poi.Il(Ex) cofondatore del Pdl ha cercato e ottenuto in tutti i modi di mettere in difficoltà il governo, con votazioni contrarie e dichiarazioni sempre ambigue, sostenendo che nel partito da loro fondato vigesse una linea dispotica.
Egli si dice rispettoso dei valori etici e soprattutto politici ma, dimentica spesso che Egli è Presidente della Camera, ruolo che impone imparzialità e tutela di tutti gli schieramenti, e sopratttto lontano da qualsivoglia bega politica, ma Gianfranco il leale, da alcuni mesi a questa parte non ha smesso un attimo i panni del leader di partito, fondando prima il suo di partito "Futuro e libertà per l'Italia", e poi dettando o imponendo ripetutamente la guida e l'azione di governo.Dal più alto seggio di Montecitorio il garante Fini ha fatto resuscitare una dormiente opposizione aizzandola contro il governo con la becera promessa di aiutarla nella comune lotta al <berlusconismo>.
Dopo aver ritirato i suoi fedelissimi dall'Esecutivo, Fini per bocca del suo fedele e convinto consigliere, Italo Bocchino(nella foto sotto) invia ripetuti ultimatum, ovvero le dimissioni del premier prima del 14 dicembre, data in cui si vota la fiducia alla Camera. Ma un punto non mi è chiaro:secondo Fli, il premier, se si dimette prima del 14, può aspirare ad un reincarico, allargando semmai la maggioranza di centrodestra all'Udc di Casini.Loro rimproverano spesso Berlusconi e i suoi di prensere decisione che spettano al Presidente della Repubblica, ma loro fanno di peggio: aprono la crisi, danno un reincarico al premier allargando la maggioranza ad un partito che le scorse elezioni è stato relegato all'opposizione.Questa è democrazia per Gianfranco e in questo frangente il Capo dello Stato tace, pur essendo molto geloso delle sue prerogative..
Non sto qui a fare il Minzolini o il Belpietro della situazione, ma credo che sia ovvio se non obbligatorio che se il Governo dovesse cadere la strada da percorrere è quella delle elezioni, altro che governo tecnici o di responsabilità nazionale.L'art1 della Costituzione dice che la sovranità appartiene al popolo, allora perchè il Governo ed il premier dal popolo scelto dovrebbe essere esautorato e far posto a partiti come Udc, Api,e Pd che le scorse elezioni non hanno avuto il mandato dagli elettori?Questo per me si chiama <golpre bianco> perchè si passa sopra la volontà popolare.Inutile parlare di governo di larghe intese, con il pretesto di modificare la legge elettorale, grazie alla quale sconosciuti come Bocchno, Granata, Briguglio e altri non sarebbero certo stati eletti ( peraltro sotto la dicitura" Pdl-Berlusconi presidente,ndr),e ora non avrebbero quel potere che hanno.
Da pochi giorni Fini, Casini e Rutelli hanno dato vita al cosiddetto terzo polo, che esige il diritto di governare. Per carità nulla contro Rutelli e Casini, persone capaci e serie, che perlatro stimo, se proprio vogliono governare non sarebbe più opportuno chiederlo al popolo sovrano? Come fa da 16 anni a questa parte il tiranno Berlusconi
Infine c'è da constatare che grazie a Fini le opposizioni si sono risvegliate(Pd a parte..), da qualche settimana oltre all'Italia dei Valori si sono rivisti i radicali di Pannella, i sinistrati ecologici di Vendola e persino i comunisti di Diliberto, i quali pur di scacciare il Berlusca si lasciano guidare da un ex fascista.
Anche questo fa parte dell'Italia.


martedì 7 dicembre 2010

Coincidenze che emigrano bui pensieri. Gli immigrati cattivi.

     Le coincidenze a volte portano a pensare cose brutte, le coincidenze fanno pensare, quasi matematicamente. Le coincidenze in questi giorni ci hanno fatto riflettere su una (se vogliamo) sfortunata coincidenza. Il 5 dicembre si ferma un ventiduenne marocchino (che sta per essere scarcerato) per il presunto omicidio della bambina di Brembate di Sopra Yara Gambirasio. A Lamezia Terme, sempre il 5 dicembre,  Chafik Elketani, marocchino di 21 anni, drogato alla guida della sua bella Mercedes falcia un gruppo di ciclisti, ne muoiono sette. Il 6 dicembre a Vercelli un giovane marocchino, residente in Veneto, finisce con sette coltellate Sebastiano Raeli.
Scena quotidiana
nelle frontiere carceri italiane
     Coincidenze queste che fanno subito scattare quei brutti pensieri che fanno rima con il razzismo. Fanno rima con la paura che ti avvolge nelle nuove città sempre più vuote e insicure. Sarà per questo che si pensa subito ad incolpare tutti gli immigrati regolari. Questa è una riduzione che fa scalpore e che spesso viene deprecata, ma che ad essere onesti non può essere definitivamente nascosta a vita, perché un piccolo problema sull'immigrazione l'Italia, essendo penisola bagnata da tre mari, ce l'ha. E il problema non è attribuibile al razzismo (che certamente in alcuni casi c'è), il problema è il flusso immane di immigrati, spesso irregolari che, possiamo anche dirlo, invadono la nostra patria.

     Noi pensiamo che se questi flussi non vengono regolati, in qualche modo assottigliati, la situazione andrà sempre di più a peggiorare. Se la nostra nazione non può garantire un'occupazione stabile ai propri cittadini è inimmaginabile che possa accontentare tutti gli immigrati che cercano lavoro, a meno che quest'ultimi non si accontentano di essere sfruttati, malpagati e senza sicurezza lacuna. E a vedere come vanno le cose, sembra che i suddetti scelgano senza problema la seconda opzione. Questa scelta porta a delle conseguenze sull'economia e sulla possibilità d'occupazione un problema che può essere definito anche grave e non come molti dicono: banale e generico. Il problema  e che effettivamente gli immigrati aiutano l'economia malavitosa in Italia (paese che ne ha molta), e che riducono di molto il prezzo delle buste paghe degli operai italiani, oltre che le possibilità di nuova assunzione. Perché le mani sono uguali, perché gl'italiani sono uguali agli immigrati e non a parità di prezzo si preferisce risparmiare.
     Questo per quanto concerne gl'immigrati che trovano un lavoro (in nero), ma per chi  non lo trova, ed è supponibile visto lo stato in cui il nostro Stato versa, cosa fa? Altra frase definita banale: delinquono. E sì delinquono. Basti pensare che secondo i dati CENSIS del 2010 le carceri italiane sono rifornite di delinquenti al 37% da stranieri. Insomma bisognerebbe riflettere, perché c'è davvero pericolo che l'anitisemitsimo evolva in questo paese di frontiere. La lotta alla sopravvivenza si sa porta a strani e inimmaginabili, brutte, conseguenze. Si potrebbe arrivare addirittura all'invocazione di una guerra civile e, se si continua così la strada imboccata, percorsa a breve sfocia proprio in una risoluzione tragica, non c'è da scherzare, né da banalizzare, questo conviene sia agli italiani e sia agli stranieri.

giovedì 2 dicembre 2010

Gli ultimi giorni di Pompei

     Quel che non ha portato via la lava del 79 d.c. Quello che fu salvato dalla cenere conservatrice oggi viene portato via da una pioggia incessante che da giorni ha funestato di pietismo gli storici, gli archeologi e tutti coloro che hanno un animo tale da potersi definire sensibilmente artistico.
Crollo Schola Armatorum.
Scavi di Pompei (2010)
     Certo c'è chi dice che dopo anni quelle "pietre" durate per duemila anni prima o poi crolleranno e, per questo, invitano a non fare allarmismo inutile e piagnucolante. Gli architetti addirittura possono dimostrare con le loro teorie che un normale edificio può durare al massimo un tot di anni dopo di che va in crisi statica. Insomma tutti dicono di non allarmarsi davanti al crollo della Schola Armatorum, una parete della Casa del moralista e di altri cinque muri crollati negli scavi più famosi del mondo e, quindi d'Italia. Ma in Italia pochi sanno evidentemente la forza culturale ed economica che questo museo a cielo aperto potrebbe apportare ad una nazione che non versa certo in grande forma economica. L'importanza attrattiva che questo luogo può infondere a qualunque turista del mondo.

     Ergo: che gli edifici vanno in crisi statica è presumibile, che case o monumenti dopo anni sono destinati a crollare è più che lapalissiano. Il punto è proprio questo, ci sono professionisti che hanno un lavoro che nacque per non fare cadere queste opere, per far risplendere sempre dello stesso splendore le opere, come quadri, che con il passar del tempo si scoloriscono e deperiscono. L'arte purtroppo ha una scadenza che non si può cancellare con l'alcol come alcuni commercianti fanno sulla merce scaduta.
Squarcio dei nuovi scavi di Pompei
(2010)
     Per l'arte c'è bisogno di vari restauratori che sono a casa ad aspettare che qualcuno li chiami. Purtroppo noi della redazione non siamo in possesso dei loro numeri, ma credo che la sovrintendenza l'abbia e che lo Stato sappia che questi restauratori vanno pagati perché fanno un lavoro che non è fine a se stesso ma potrebbe portare nelle tasche erariale bei soldini. Sempre che lo Stato lo sappia.

     Chissà se si risveglierà prima che vedremo la fine degli ultimi giorni di Pompei e questa volta non sarà solo un film, ma nella forma televisiva più moderna di reality.

giovedì 25 novembre 2010

L&L-Lega ladrona

Ormai prossimo alla caduta, con gli esigui numeri parlamentari, il Governo Berlusconi non ha più alcun appoggio a livello politico. Dopo la famosa fuoriuscita dei finiani e la conferma della sfiducia del prossimo 14 dicembre da parte dell'UDC di Casini, Berlusconi può contare solo (per ora) sul suo unico e fedele alleato: la Lega Nord.
Umbero Bossi,fondatore e capo della Lega Nord
Come abbiamo visto fino ad adesso, il partito di Bossi (nella foto) è stato determinante se non essenziale per Berlusconi e il Pdl già dalle ultime elezioni che, senza il suo prezioso 10%, a Palazzo Chigi, oggi, siederebbero quelli di Veltroni & Company.

L'alleanza con la Lega è si importante, ma è anche molto cara, in senso politico, i lùmbard non fanno nulla disinteressatamente,sono alleati molto esigenti, come danno così pretendono, infatti hanno condizionato molto la linea politica e l'azione di governo, mettendo spesso lo stesso premier in imbarazzo. Come non ricordare il primo DL del neonato governo (2008), ovvero il <decreto sicurezza>, nel quale i leghisti pretendevano venissero inseriti punti inconcepibili, quali <i medici spia>, <i presidi spia> e le impronte ai bambini rom, provvedimenti in seguito ritirati.

Il <Carroccio> è fedele, ma quanto affidabile e coerente? Tutti ricordano lo sgambetto che Bossi fece a Berlusconi nel'94 e il conseguente scontro che ne seguì, e i vari diktat che ha imposto al Cavaliere sia in sede di alleanza elettorale (2006, la cacciata di Casini, ndr), sia nell'ultima tornata elettorale delle regionali, dove pretese e ottenne che in Piemonte ed in Veneto, i candidati dovessero essere della Lega. Per la cronaca, l'elezioni in Piemonte e Veneto sono state vinte rispettivamente da Roberto Cota e Luca Zaia, esponenti leghisti. Appunto.
   Ormai conosciamo la Lega, partito profondamente popolare, capace di scaldare milioni di cuori, dalle valli piemontesi alle zone industriali venete, ma oltre ad essere popolare è anche molto (troppo) populista.
   Sovente tirano fuori la boutade (mica tanto) della secessione, al grido di "Padania libera", la sostituzione dell'"Inno di Mameli" con il "Và pensiero", l'introduzione del dialetto nelle scuole e altre simili sciocchezze.

Ma il cavallo di battaglia della Lega è quello di combattersi e allontanarsi il più possibile da "Roma ladrona", capitale della <confinante> Italia e simbolo di spreco ed atavico statalismo.
Nella realtà dei fatti però, i lùmbard, non si allontanano affatto da Roma (Italia), anzi vogliono avvicinarsi sempre più, dato che in Parlamento siedono, in totale tra Camera e Senato, 85 deretani verdi, e al governo dell'italico Stato sono presenti 3 ministri.
   L'obiettivo numero uno della Lega è, come sappiamo, il Federalismo. Quindi una volta ottenuto dovranno lasciare Roma e dedicarsi alla politica locale, sennò che indipendentisti sono? Quante volte hanno detto di essere autosufficienti, di essere determinanti con le loro imprese per l'economia italiana, di non chiedere mai aiuto, ma dopo l'ultimo alluvione abbattutosi sul Veneto, il rigoroso e dignitoso governatore Zaia, era un giorno sì e l'altro pure in tv a chiedere aiuto per la sua regione, aiuto ovviamente ottenuto all'istante. 300 milioni di euro tondi tondi. Ma qualcuno si è accorto dell'altro alluvione, quello di serie b abbattutosi nel salernitano? Quanti milioni sono stati destinati ai poveri comuni inondati? Non è dato sapere.
   Quei 300 milioni di euro, sommati agli altri 12mila mensili che i deputati del carroccio intascano non sporcano le loro pregiate mani?
Beh dimenticavo, PECUNIA NON OLET.

martedì 23 novembre 2010

Irpinia 1980. Un terra dimenticata, senza moto.


Sisma del 23 Novembre 1980
in Campania e Basilicata
 Oggi fanno giusto trent'anni dal terremoto dell'Irpinia. Un sisma che causò 2.914 morti e 8.848 feriti.
Il disastro sconvolse l'intera nazione e, malgrado molte furono le gare di solidarietà, i soccorsi arrivarono con grave ritardo. All'ora non c'era la Protezione Civile e i poveri Vigili del fuoco locali si trovarono davanti ad un'Apocalisse inaspettata.
   Oggi se si va nei comuni maggiormente colpiti da quella forte scossa (magnitudo momento 6,9), Lioni (AV), Sant'Angelo dei Lombardi (AV), Laviano (SA) si trovano ancora delle casettine di legno malconce e dei container funzionanti come case. O ancora paesi come Balvano (PZ) completamente fantasma.

Il Titolo in prima pagina de
IL MATTINO del 24 Novembre
Il nostro pensiero va a quelle persone che hanno perso oramai la speranza di riacquisire la dignità di una porpria casa, vera. Persone che non per loro scelta si son dovute inventare una vita da zingari, da Rom, pur, precisiamo, non volendo.
   Ricordando quella sciagura su cui tutti all'epoca guadagnarono in proventi economici, in special modo, ovviamente la camorra che sciacallò sui finanziamenti destinati ai terremotati, in primis senza tetto che, senza quel tetto son rimasti fino ad adesso e non si sa se mai lo vedranno mai un tetto. Parecchie famiglie rimasero senza case perchè alcuni, approfittandosene se ne accaparrò due o tre per se stesso.
   Lo Stato, assentissimo, asseriva con tacito assenso a questa ingiustizia. Lo Stato, assentissimo, non intervenne immediatamente, anche perchè non si rese conto subito della gravità dell'evento. Quello Stato, assentissimo, seppur il Presidente Pertini esortò con gran voce tutte le forze pubbliche e non ad intervenire, rimase completamente inerme nelle prime ore, in cui decini di vite potevano ancora essere salvate.

Forse se si pensasse a volte a questa tragedia, magari tutte le richieste, che sottolineamo sono lecite, dei cittadini aquilani sarebbero espresse con più moderazione anche per rispetto a chi ha perso anche la voce, insieme alla speranza, di ottenere giustizia sociale oltre che una vera e propria casa. Quella che hanno ottenuto la maggior parte dei terromatati aquilani.
Funerali di Stato
del Terremoto dell'Aquila 2009
   Il centro dell'Aquila va ricostruito, assolutamente, ma il primo passo, mettere un tetto su ogni testa lasciata scoperta dal terremoto del 9 Aprile 2009, è già un miracolo in questo Paese, un impegno che non può essere sottaciuto perché si peccherebbe in presunzione.

In questo giorno, triste per chi ha vissuto quel periodo in Campania, specie nelle provincie di Salerno ed Avellino oltre che nella provincia lucana di Potenza. In questi giorni in cui ci sono manifestazioni che chiedono la ricostruzione dell'Aquila, vogliamo esprimere solidarietà a quella terra che scossa dal terremoto per motivi naturali, sedotta dalla malavita per scopi economici, e rimasta senza alcun moto per la negligenza politica.

venerdì 19 novembre 2010

Bavaglio all'italiana-Tv e giornali sotto regime berlusconiano


Augusto Minzolini, direttore tg1
In Italia da 17 anni a questa parte, a cadenza ciclica vi è una paura negli italiani, o meglio in una parte di essi, una paura chiamata regime. Questo timore serpeggia soprattutto quando a Palazzo Chigi è insediato un governo di centrodestra (Berlusconi), mentre quando in sella è la sinistra, niente paura si torna in un sistema democratico.
In primis, questa pericolosa deriva autoritaria viene dal mondo dell'informazione. Politici, giornalisti, cantanti, attori, conduttori televisivi, denunciano una cappa di piombo sulle tv, non c'è libertà d'espressione, c'è la censura preventiva, in poche parole non c'è informazione, in particolar modo in Rai mentre in Mediaset (gruppo Berlusconi) beh siamo nella tana del lupo.
Ritengo normale che in un Paese, democratico? (così dice la Costituzione), vi siano programmi e giornali sia filogovernativi, sia atigovernativi. Questo dovrebbe chiamarsi pluralismo, ma in Italia no, o si chiamano servi del padrone oppure paladini della libertà.

Andiamo nei dettagli: in Rai come filogovernativi troviamo il tg1 di Augusto Minzolini (nella foto), beh a mio avviso eccessivamente filogovernativo tanto da ridurre al minimo (o eliminare) lo spazio all'opposizione e impostando il più prestigioso e importante telegiornale italiano in una sorta di ufficio stampa del governo. E' un dato di fatto che, da quando a dirigere è l'"Augusto direttore", il tg1 ha perso oltre un milione di telespettatori (giustamente). Altri programmi che tifano per il Premier, ma molto più equilibrati sono "Porta a porta" di Bruno Vespa, che fa un grande sforzo ad essere super partes, il tg2 di Mario Orfeo e "L'ultima parola" del leghista Gianluigi Paragone.
Emilio Fede, fondatore e direttore del tg4
In casa Mediaset, troviamo il tg5 diretto da Clemente J Mimun, "Matrix" di Alessio Vinci, e infine il caposcuola del giornalismo di parte: il tg4 di Emilio Fede, che con le sue arringhe appassionate, con i suoi servizi montati ad hoc, fa del suo tg4, il tg più inattendibile e squilibrato d'Italia.
Quindi in un Paese con tendenze autoritarie questi programmi dovrebbero occupare gran parte dei palinsesti televisivi, dando quasi nessuno spazio a quei pochi programmi antigovernativi. Ma è così?

Nella tv pubblica abbiamo diversi (o molti) programmi che parteggiano per l'opposizione a cominciare dal tg3 di Bianca Berlinguer, "In mezz'ora" di Lucia Annunziata, "Ballarò" dell'antipatico (giudizio personale) Giovanni Floris,"Che tempo che fa"del superpagato Fabio Fazio, il quale alla faccia della censura raddoppia con "Vieni via con me" affiancato da Robero Saviano, sempre più militante e sempre meno scrittore. Altri programmi col <bavaglio> sono "Report" della bravissima milena Gabanelli, "Presadiretta" dell'altrettanto bravo Riccardo Iacona, e programmi satirici come "Parla con me" del duo Dandini-Vergassola. Tranquilli, non mi sono dimenticato di citare lui, il paladino della libertà d'informazione, il supercensurato, il boicottato,il confinato, l'estromesso, il denunciato, perseguito e perseguitato, l'esiliato, l'<europarlamentato> Michele Santoro, che con il suo "Annozero", da anni, diffama, scredita, accusa tutto ciò o tutti coloro che, direttamente o indirettamente hanno avuto o sono in contatto con il diavolo in persona, ovvero Silvio Berlusconi.
L’Autorità non ha il diritto di snaturare La7
Vittorio Feltri direttore de "Il Giornale"
Se in Rai e Mediaset troviamo programmi anti e progovernativi, nel terzo polo televisivo, La7, la quasi totalità di tg e programmi è politicamente corretta, quindi di sinistra, a cominciare dal telegiornale che da quando alla direzione c'è Chicco Mentana, ha più che triplicato gli ascolti. Poi abbiamo programmi quotidiani che bastonano il governo, come "Ottoemezzo" della rossa Lilli Gruber, "In onda" di Luca Telese, "L'Infedele" dello spocchioso e saccente Gad Lerner (nella foto), "Le Invasioni barbariche" della scialba Daria Bignardi e infine "Exit"condotto dalla tanto brava quanto scorretta Ilaria D'Amico.

Questo per quanto concerne le tv, ma non diversa è la situazione della carta stampata. I quotidiani pro-premier sono "Il Giornale" diretto dal discusso e discutibile Vittorio Feltri (nella foto) che questa estate è stato protagonista di una squallida campagna contro il Presidente della camera Gianfranco Fini.
L'altro quotidiano vicino al governo è "Libero" di Maurizio Belpietro, anch'esso protagonista nella campagna di delegittimazione verso Fini.
Infine non capisco perchè Minzolini, Feltri, Belpietro e Vespa siano considerati, faziosi, servi del padrone. mentre gli altri, Santoro, Ezio Mauro, Scalfarie e compagnia siano degli eroi, dei paladini della giustizia resta tutto un mistero.

Abbiamo visto che, in tv il rapporto tra filo governativi e anti governativi è 4-13, così come per i giornali è di 2-10, vi è proprio uno squilibrio dell'informazione, ma all'inverso, in un regime che fa davvero acqua.

Il ministro dell'interno resta all'esterno della RAI.

Se davvero la trasmissione Vieni via con me, è liberale, è voce di tutti, di destra di sinistra e, l'abbiamo visto con Fini, Bersani e Benigni. Se davvero la trasmissione di RAI3 è speranza (come dicevamo nell'articolo scorso) di una fiaccola di libero pensiero, dove ognuno ha un suo libero arbitrio senza condizionamenti di causa ed effetto. E' paradossale, davvero, che il ministro dell'Interno italiano, Roberto Maroni, non possa partecipare a questa.

Roberto Maroni.
Ministro degli Interni.
Se l'incontro richiesto dal ministro non si effettuasse, e non ci sono motivi sconvenienti per cui Maroni non possa intervenire, sia in termini tecnici sia per gli ascolti che ovviamente potrebbero essere ottimi in attesa di un incontro mediaticamente discusso in settimana, sarebbe un errore imperdonabile, per chi si pone come paladino della libera informazione, e più volte Saviano ha fatto oracoli a favore di ciò.

E' chiaro che viene da pensare che, forse, proprio in virtù degli ultimi successi avuti dalla Polizia dello Stato, Saviano teme di perdere un confronto che partirebbe a vantaggio di Roberto Maroni. Ma questo è davvero voler dubitare malignamente dell'autore campano che dovrebbe essere il primo ad esultare e complimentarsi, anche, con il ministro Maroni per l'arresto del boss latitante Antonio Iovine.

mercoledì 17 novembre 2010

Vieni via con me in un mondo nuovo - La speranza

Fabio Fazio e Roberto Saviano in
"Vieni via con me"
Il grande successo di pubblico della trasmissione di Fazio-Saviano andata in onda, lunedì, su RAI3 desta più che qualche speranza. Nove milioni di persone hanno deciso di riaccendere una fiaccola, si spera dura a morire, che veglia sulla spazzatura televisiva di questi ultimi tempi e sulla bruttura politica di questi ultimi mesi (ad essere buoni, ultimi mesi, ndr).

Chissà se basterà una trasmissione a riportare la politica a una normalizzazione? Se quegli elenchi letti, con poca interpretazione televisiva, da Gianfranco Fini e Pierluigi Bersani, seppure banali per la verità, possano porre base ad una nuova era politica?
Pierluigi Bersani e Gianfranco Fini
   Noi crediamo che sia ancora poco. Che prima che si apra un nuovo era politica bisogna che ce ne sia una, d'epoca, che si chiuda. Eh magari sull'apertura c'è pure uno spiraglio di luce, ma sulla chiusura, rappresentata in Vieni via con me da un esilarante Antonio Albanese nei panni del politico colluso con la malavita, Cettola Qualunque, su quella è dura crederci.

Noi per la verità siamo ancora confusi su cos'è la destra e cosa la sinistra, nel dubbio proponiamo un riassunto di quello che sono i valori della destra e della sinistra per Bersani e Fini oggi, che poco fanno eco con la vecchia definizione data degli stessi da Noberto Bobbio, e quello che ci diceva in un ieri non troppo lontano (2001) un grande artista come Giorgio Gaber.


Gianfranco Fini
La destra èl'Italia che ha fiducia nel futuro perché ha fiducia in se stessa" ed "essere di destra vuol dire innanzi tutto amare l'Italia, avere fiducia negli italiani, nella loro capacità di sacrificarsi, lavorare onestamente e pensare al futuro dei figli, essere solidali e generosi". Ne sono esempio "i nostri militari in Afghanistan, le migliaia di connazionali volontari che aiutano anziani, malati, deboli... le imprese e le famiglie che danno lavoro a immigrati onesti i cui figli domani saranno anch'essi cittadini italiani perché la patria da tempo non è più soltanto la terra dei padri".


Pierluigi Bersani
La sinistra è: l'idea che se guardi il mondo con gli occhi dei più deboli puoi fare davvero un mondo migliore per tutti". Passa poi alla Costituzione che definisce "la più bella del mondo"; che dire poi dell'economia:  "non gira se pochi hanno troppo e troppi hanno poco"... "è la dignità di una persona, chiamare flessibilità una vita precaria è un insulto";  "Chi si ritiene progressista deve tenere vivo il sogno di un mondo in pace, senza odio e violenza, combattere contro la pena di morte e ogni sopraffazione, contro l'aggressività che ci abita dentro, quella del più forte sul più debole".


Vieni via con me - 2010


Tutti noi ce la prendiamo con la storia ma io dico che la colpa è nostra
è evidente che la gente è poco seria quando parla di sinistra o destra.
Ma cos'è la destra cos'è la sinistra...

Ma cos'è la destra cos'è la sinistra...

Fare il bagno nella vasca è di destra
far la doccia invece è di sinistra
un pacchetto di Marlboro è di destra
di contrabbando è di sinistra.
Ma cos'è la destra cos'è la sinistra...
Una bella minestrina è di destra
il minestrone è sempre di sinistra
tutti i films che fanno oggi son di destra
se annoiano son di sinistra.
Ma cos'è la destra cos'è la sinistra...
Le scarpette da ginnastica o da tennis
hanno ancora un gusto un po' di destra
ma portarle tutte sporche e un po' slacciate
è da scemi più che di sinistra.
Ma cos'è la destra cos'è la sinistra...

I blue-jeans che sono un segno di sinistra
con la giacca vanno verso destra
il concerto nello stadio è di sinistra
i prezzi sono un po' di destra.
Ma cos'è la destra cos'è la sinistra...
I collant son quasi sempre di sinistra
il reggicalze è più che mai di destra
la pisciata in compagnia è di sinistra
il cesso è sempre in fondo a destra.
Ma cos'è la destra cos'è la sinistra...
La piscina bella azzurra e trasparente
è evidente che sia un po' di destra
mentre i fiumi, tutti i laghi e anche il mare
sono di merda più che sinistra.
Ma cos'è la destra cos'è la sinistra...

L'ideologia, l'ideologia
malgrado tutto credo ancora che ci sia
è la passione, l'ossessione
della tua diversità
che al momento dove è andata non si sa
dove non si sa, dove non si sa.

Io direi che il culatello è di destra
la mortadella è di sinistra
se la cioccolata svizzera è di destra
la Nutella è ancora di sinistra.
Ma cos'è la destra cos'è la sinistra...
Il pensiero liberale è di destra
ora è buono anche per la sinistra
non si sa se la fortuna sia di destra
la sfiga è sempre di sinistra.
Ma cos'è la destra cos'è la sinistra...
Il saluto vigoroso a pugno chiuso
è un antico gesto di sinistra
quello un po' degli anni '20, un po' romano
è da stronzi oltre che di destra.
Ma cos'è la destra cos'è la sinistra...

L'ideologia, l'ideologia
malgrado tutto credo ancora che ci sia
è il continuare ad affermare
un pensiero e il suo perché
con la scusa di un contrasto che non c'è
se c'è chissà dov'è, se c'é chissà dov'é.

Tutto il vecchio moralismo è di sinistra
la mancanza di morale è a destra
anche il Papa ultimamente
è un po' a sinistra
è il demonio che ora è andato a destra.
Ma cos'è la destra cos'è la sinistra...
La risposta delle masse è di sinistra
con un lieve cedimento a destra
son sicuro che il bastardo è di sinistra
il figlio di puttana è di destra.
Ma cos'è la destra cos'è la sinistra...
Una donna emancipata è di sinistra
riservata è già un po' più di destra
ma un figone resta sempre un'attrazione
che va bene per sinistra e destra.
Ma cos'è la destra cos'è la sinistra...

Tutti noi ce la prendiamo con la storia
ma io dico che la colpa è nostra
è evidente che la gente è poco seria
quando parla di sinistra o destra.

Ma cos'è la destra cos'è la sinistra...
Ma cos'è la destra cos'è la sinistra...

Destra-sinistra
Destra-sinistra
Destra-sinistra
Destra-sinistra
Destra-sinistra
Basta!




Destra-Sinistra, Giorgio Gaber - 2001

lunedì 15 novembre 2010

Liberata ma non libera

Come ampiamente annunciato e sperato, finalmente, sabato 13 novembre Aung San Suu Kyi è stata liberata.
Aung San Suu Kyi.
Premio nobel per la pace.
Il regime birmano, ha mantenuto la <promessa> di liberare la prigioniera dopo le elezioni del 5 novembre scorso, elezioni farsa che hanno visto trionfare la giunta militare al potere con un plebiscito dell'80%.

La <Signora> come è soprannominata in patria, è stata liberata dopo una detenzione di sette anni (tra carcere e domiciliari), ma in totale ha passato 15 degli ultimi 21 anni in detenzione, prima carceraria poi domiciliare, con la colpa di voler smuovere le cosciennze, di spronare il suo popolo, stremato e sconfitto da 48 anni di dittatura.

Aung San Suu Kyi, figlia del <padre della patria>, Generale Aung San, primo presidente della Birmania indipendente, il quale verrà ammazzato nel '47, quando la figlia aveva solo due anni, trascorre la prima parte della sua vita in Gran Bretagna e, dopo la laurea a Oxford in filosofia, comincia il suo peregrinare per il mondo che la vede prima in India, dove conosce Gandhi e sposa la sua teoria della non violenza, per poi passare per il Giappone, il Bhutan, e infine negli Usa, a New York, dove cominciò a lavorare per le Nazioni Unite dove conobbe anche il suo futuro marito Michael Aris, studioso di cultura tibetana.
   La <Signora> cominciò a far politica per caso, nel 1988, quando tornò in Birmania per assistere la madre (già ambasciatrice birmana in India) malata. In quell'anno scoppiò una rivolta, poi passata alla storia come la <rivoluzione degli studenti>, contro la giunta militare che da quasi tre decenni soffocava il Paese. Ma dopo alcuni giorni, l'insurrezione fu repressa nel sangue, con circa tremila morti (cifra delle autorità birmane...) e la dittatura, allora capitanata dal generale Ne Win volle venire incontro al suo popolo e alla comunità internazionale indicendo, per la prima volta, delle elezioni politiche generali.
   Suu Kyi, che doveva rimanere in Birmania solo per pochi giorni, (la madre nel frattempo defunse), sentì l'obbligo di fare qualcosa per il suo paese, così come fece suo padre battendosi per l'indipendenza, e cominciò a ribellarsi sfidando le autorità con comizi in giro per il paese. E fu l'anno dopo, il 1989, che fonda il partito LNd (lega nazionale per la democrazia). La reazione delle autorità non si fa attendere, e pochi mesi dopo viene arrestata per la prima volta.

L'anno successivo, il suo partito ottiene alle elezioni un plebiscito dell'80%, ma la giunta militare non riconoscerà mai questo risultato, dapprima annullando le elezioni, e in seguito arrestando di nuovo Aung San Suu Kyi e diversi esponenti del suo partito. Ma i Generali al potere, vollero salvare le apparenze, offrendo a Suu Kyi e famiglia la possibilità di lasciare il paese senza conseguenze, ma ella rifiutò, ben sconoscendo tutte le difficoltà che andava incontro. Infatti dall'89 al '99, vide marito e figli (esiliati a Londra) solo cinque volte e non poté dare l'ultimo saluto al marito, morto di cancro, perchè i militari non le diedero il permesso di partecipare nemmeno ai funerali. Nel 1992 fu insignita di premio nobel per la pace, ma ad Oslo a ritirare il premio fu il figlio al posto della madre sotto detenzione.
   Nel 2000 venne liberata una prima volta, ma non fu una vera e propria scarcerazione, difatti aveva l'obbligo di non lasciare la capitale Rangoon (l'odierna Yangoon) e non le era concesso di parlare in pubblico e fare comizi.

Than Shwe. Generale birmano.
Dittatore del Myanmar.
Così si arriva al 2003 quando la giunta militare, nel frattempo passata sotto il controllo del sanguinario generale Than Shwe, arresta San Suu kyi e centinaia di esponenti della LND. La sua prigionia domestica non è meno dura da quella carceraria, in isolamento completo, senza tv e giornali, non le è permesso ricevere visite, se non quella del suo avvocato, mantiene i contatti con il mondo solo attraverso una piccola e vecchia radio. Anche la sua corrispondenza è pesantemente censurata, ma lei, dalle sue poche lettere a noi note, non si è mai abbattuta e scoraggiata, nonostante la lontananza dei figli, ha sempre lanciato messaggi di pace e speranza alla folla che quotidianamente, sfidando l'esercito, si radunava davanti al suo cancello, incitando i compatrioti a non mollare.

Monaci in protesta.

Forti di questo incitamento, nell'estate 2007, ha inizio una nuova protesta pacifica (la marcia dei monaci), migliaia di monaci buddhisti attraversano silenziosamente le strade della capitale, e con il passare dei giorni diventano centinaia di migliaia. Ma due settimane dopo, la giunta militare reprime nel sangue anche questa protesta, lasciando per le strade centinaia di cadaveri, e arrestando circa ventimila monaci.
Quindi è solo grazie a questa "grande" donna, 65 anni splendidamente portati, che il mondo conosce la Birmania, oggi Myanmar, sotto assedio da uno dei regimi più totalitari e repressivi del mondo, dove non vi è alcuna libertà, non è rispettato nessun diritto umano, dove ci sono ancora i lavori forzati, dove le entrate dello Stato, soprattutto agricoltura, vengono divise tra le alte sfere militari costringendo il popolo alla fame, un paese dopo la nuova capitale, Naypydaw, fortezza dei generali, è inaccessibile ai suoi cittadini.

Tutti noi gioiamo per la liberazione (temo provvisoria, ndr) di San Suu Kyi, ma è tutto fumo negli occhi, le sarà permesso rifondare il suo partito? Sarà mai libera di circolare per il paese?
Ma, a mio avviso, finchè questi generali senza cultura e senza ideologia, saranno appoggiati e finanziati dalla Cina, la democrazia sarà solo un'utopia.