mercoledì 10 novembre 2010

FACCIAMOLA FINI(TA)-La rivoluzione futurista

Dopo il discorso di Perugia, sembra ormai chiaro che il quarto governo Berlusconi è irrimediabilmente finito. Ormai è chiaro a tutti, anche all'interno del Pdl, che questa legislatura è in coma irreversibile, non ci sono più i presupposti perchè essa possa proseguire. Non sussistono più le condizioni minime, i numeri in Parlamento, e a mio avviso nemmanco più la forza e la voglia di andare oltre.

Gianfranco Fini, Silvio Berlusconi
Noi non crediamo, e nemmeno lui crede, Berlusconi, che si dice convinto. che il suo governo possa giungere a fine mandato (2013), anzi sembra proprio un'utopia. 
Dobbiamo essere consapevoli che, dopo 17 anni, si va verso la fine di un ciclo storico. Il <Berlusconismo>, che piaccia o meno (ai posteri l'ardua sentenza,ndr) è stato un importante periodo politico per il Paese, e come tale va consegnato alla storia. Appunto alla storia al passato.

E pensare che questo ennesimo governo Berlusconi era nato sotto i miglori auspici, ottenendo grandi consensi, dovutigli soprattutto dal fallimentare e ridicolo biennio di centrosinistra guidato da Romano Prodi. Alle elezioni 2008, il neonato Popolo delle libetà (Fini-Berlusconi) alleatosi con la Lega Nord, ottenne un vero e proprio plebiscito: quasi il 40 % dei consensi, battendo di gran lunga il Pd di Veltroni, e grazie all'attuale legge elettotale (la Porcellum), conquistò una maggioranza parlamentare che non aveva precedenti nella storia repubblicana, oltre cento deputati e sessanta senatori.

Ma come si è arrivati a questa situazione, dilapidando in soli due anni una maggioranza così vasta? Di certo non è un fulmine a ciel sereno. Tutto ciò nasce da una lotta interna al Pdl che vede coinvolti i due fondatori, ovvero Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini.
   Non è affatto facile stabilire chi è che abbia la responsabilità di questo scontro (dipende dai punti di vista), ma è un dato di fatto che è stato Fini, nonchè Presidente della Camera, a far la parte del "cattivo", non accettando mai del tutto l'essere secondo a Berlusconi, diventando sempre più l'anima critica del partito e, fino a diventare la vera opposizione del Governo. Così dopo diversi mesi di malcelata (e reciproca) sopportazione, s'arriva all'epilogo: è primavera inoltrata quando, dopo un tesissimo vertice di presidenza del Pdl, si arriva al culmine dello scontro. Mentre Berlusconi, parla dal palco, rinfacciando a Fini di mettergli i bastoni tra le ruote, quest'ultimo si alza dalla platea e, con il dito puntato verso il premier, esclama l'ormai celebre frase:"che fai mi cacci?" Ed è in questa occasione che si consuma lo strappo definitivo.

Da allora abbiamo assistito quotidianamente, in tv e sui giornali, a feroci scambi d'accuse tra le due correnti del pdl, e la pubblica chiusura di ogni tipo di rapporto tra Fini e Berlusconi, ovvero tra il Primo ministro e il Presidente della Camera. Ma il peggio deve ancora arrivare. E' infatti giugno, quando, dopo un ennesimo vertice di partito, Berlusconi espelle di fatto il cofondatore del partito stesso, anche se, questa circostanza è stata sempre negata dal premier, il quale asserisce che è stato Fini a lasciare il partito.
   Il giorno successivo, Fini, con una cinquantina tra deputati  e senatori fonda un nuovo partito: Futuro e Libertà per l'Italia.

Il presidente della Camera Gianfranco Fini alla convention di Fli
Gianfranco Fini alla Convetion
del suo partito
Da quel momento in poi nasce una vera e propria guerra mediatica tra il premier e il Presidente della Camera. Quest'ultimo accusa il Cavaliere di essere un dittatore, anteponendo le leggi ad personam all'azione di governo. Ma la risposta di Silvio e i suoi non si fa attendere, scatenando i suoi <sicari> mediatici, Feltri, direttore de il Giornale (di famiglia) e, Belpietro, direttore di Libero. Questi due quotidiani, per tutta l'estate, quotidianamente, con inchieste(vere o false che siano), servizi, dossier, testimonianze, hanno dato il tormento a Fini e famiglia (la famosa vicenda della casa di Montecarlo, ndr),  sconfinando spesso e volentieri nel privato della coppia.Questa aggressione mediatica aveva un solo fine: far dimettere Fini da Presidente della Camera, come è stato chiesto più volte da Berlusconi ed i suoi.
   
Tutto ciò cosa ha portato? Ad una fine anticipata di un governo forte di oltre cento deputati, ma anche ad uno stallo dell'azione di governo e dell'attività parlamentare.
Dopo la convention di Perugia, finalmente Fini è uscito allo scoperto. Ha chiesto (stavolta lui) a Berlusconi di dimettersi, anzi ha dato un vero e proprio ultimatum: se il Cavaliere non rassegna le dimissioni, sarà Fini stesso a ritirare i propri uomini dal Governo.
Ma di quale governo parlano? Di un governo che da mesi non emana un solo decreto legge (a parte i salva condotti per il premier, ndr), che ha portato il Parlamento all'inattività.
Oltre ad i numerosi problemi che abbiamo, in Italia avevamo bisogno proprio di questo. Quindi meglio mettere la parola fine. Anzi Fini.

Caro Ministro Tremonti, non ne possiamo più di mangiare i suoi libri d'economia!

Giulio Tremonti,
 ministro dell'Economia e delle Finanze
"Ma come si fa?!" viene da esclamare con tutta la voce che si ha in corpo. "Come si fa ad essere ministro della Repubblica italiana" e dire la seguente frase: "Di cultura non si vive, vado alla buvette a farmi un panino alla cultura, e comincio dalla Divina Commedia"? Sorprende, davvero, che questa frase l'abbia detta non un comico di terza classe, un bambino fuori di sé, ma il ministro dell'Economia italiana, Giulio Tremonti.

Peccato, davvero, peccato, si è persa un'altra occasione per tacere e fare molta, ma molta più bella figura. Forse bisognerebbe informare il signor ministro che in Italia non c'è bisogno di infangare la cultura per farla regredire a futili pensieri. In Italia la cultura è stata già depredata dai governi senza, appunto, cultura. Dai governi che sono formati da persone, individui, senza attitudini alcune, se non quella di essere mediocri e di non saper far nulla se, non sedersi su di una poltrona. Basta pensare che lo stesso ministro dell'agricoltura si può trovare a fare il ministro delle telecomunicazioni o dell'istruzione o, ancora, della sanità.

Con la cultura, caro ministro, si può mangiare e come. Forse lei non lo sa, le consiglio di leggere a sera il Decamerone, la Divina Commedia, i Promessi Sposi,  iniziare diciamo da zero, non dico dall'alfabeto... perché quello credo che lo sappia, visto che legge continuamente quei bei libri interessanti, fatti di numeri e lettere, quelli cosiddetti d'economia, che tanto bene ci dovrebbero fare a noi italiani. Quei testi che lei scrive, di finanza, che ci dovrebbero far mangiare, quantomeno, panini.
La Divina Commedia
   Beh allora sappi caro ministro che quei libri non hanno mai sfamato nessuno. E che se in Italia ci si arrangia, lo si fa grazie alla, tanto da lei, disprezzata cultura. Che valgono molto di più, agli occhi di uno straniero, gli scavi di Pompei che una distesa di fabbriche. Che questo mondo, potrebbe girare benissimo introno alla cultura e che, si guadagnerebbero gli stessi, soldini, e lei lo sa.
   Il fatto è che lei e quelli come lei avete deciso di farla girare, l'economia, intorno alla finanza più facile da conteggiare e da voi manipolatori, più difficile da comprendere dal popolo, che voi pensate sia ignorante e, lo è perché anche il popolo siete riuscito a manipolare e portare a vostro livello e, dalla vostra parte, grazie a quei fari accecanti della televisione. Diverso sarebbe stata la vostra sorte se questo fosse avvenuto a inizio secolo, ci potete scommettere.

Pompei (i suoi scavi)
L'Italia è conosciuta per le sue bellezze archeologiche, per il suo teatro lirico, per la sua musica, la sua poesia, per la sua storia, non certo per i suoi panini conditi di milioni che, non hanno mai saziato nessuno, mi creda. Se ci liberasse da questo sistema economico e ci desse solo cultura, caro ministro, noi staremmo molto, ma molto, meglio, fisicamente, moralmente e, soprattutto, spiritualmente.

   Carissimo Giulio Tremonti (che tanto si è impegnato per l'Italia) si disimpegni, perché qui, in questo paese, di brutte figure non ne servono più. Quella frase che lei ha pronunciato, secondo lei simpaticamente, fa tanto male all'Italia intera, soprattutto all'indomani della tragedia di Pompei (perché di tragedia si tratta). Quella frase che tanto somiglia alla frase che esclamò, in un momento di rabbia, la regina Maria Antonietta: "Se non hanno pane che mangino le brioches!". La differenza sostanziale è che all'epoca scoppiò una rivoluzione.

domenica 7 novembre 2010

Il delitto della domenica

Si apre oggi con questa pagina una nuova rubrica, "il delitto della domenica", con lo scopo di affrontare, o meglio, raccontare di settimana in settimana, tutti quei casi di cronaca nera che, loro malgrado, non hanno avuto le prime pagine dei giornali, non hanno avuto nessuna eco mediatica come accade ora (col caso ad esempio di Sarah Scazzi), ma, solo qualche trafiletto nella nera di un qualche quotidiano locale. Queste sono storie conosciute solo agli  addetti ai lavori o agli appassionati del genere (chi scrive), sono gialli (risolti) nascosti nell'Italia di tutti i giorni e saranno raccontati così come sono accaduti, attenendomi alle fonti ufficiali (facilmente consultabili) e, soprattutto, senza commento personale alcuno.

IL GIALLO DELLA VECCHIA FARMACISTA
Siamo a Cagliari nel 2004, precisamente il 12 di agosto, quando Pierina Tola, 80 anni, farmacista in pensione, viene trovata assassinata nel suo appartamento dal figlio Vittorio.
    Vittorio, figlio di Pierina, è in vacanza a Villasimius, ma con la madre è in contatto telefonico quotidiano, quando deve rientrare in città perchè allarmato da un vicino della signora, che dice di non vedere Pierina dal giorno precedente. Tornato a casa, la visione che si presenta a Vittorio è da brividi. La signora è a terra, vicino all'ingresso: la sua testa, deposta in una bacinella, è adagiata su di un cuscino di sangue rappreso. L'anziana donna, minuta ed inerme, è stata colpita violentemente più volte, e infine uccisa, con un'arma tagliente. Un coltello? Un'accetta? Per gli inquirenti è un vero e proprio grattacapo, dato che è tutto così surreale, sia l'eccessiva violenza con cui è stata uccisa la pensionata, sia la messinscena della casa, un vero caos con tutti i cassetti a soqquadro ed i mobili distrutti.


Ed è qui che comincia il giallo. Chi può aver ucciso la povera signora Pierina? Quale il movente?
    In un primo momento azzardano ad una rapina finita male, ma gli investigatori subito scartano questa ipotesi, dato che in casa vi erano ancora molti dei gioielli che Pierina possedeva. Alcuni vicini ipotizzano anche una disputa edilizia, ovvero si vociferava che la donna fosse stata obbligata a vendere alcuni suoi terreni per costruire un complesso turistico, ma anche questa ipotesi si rivelerà del tutto infondata.
Altro particolare a togliere il sonno agli inquirenti è la risaputa diffidenza che la signora Pierina aveva verso gli sconosciuti. Ella, a detta dei vicini, non apriva la porta a nessuno, e se capitava che alla sua porta si presentava un estraneo, la signora fingeva di non essere in casa anzichè aprire. Quindi ad ammazzare in modo così cruento la signora Pierina, deve essere per forza qualcuno di cui lei aveva fiducia, infatti è stata trovata morta all'ingresso, quindi è lei che ha aperto, ignara, la porta all'assassino.
    Non ci sono ombre nemmeno sul passato della signora Pierina, in passato stimata e conosciuta farmacista, e al momento la sua vita era del tutto tranquilla, in buona salute, le giornate scandite dai soliti ritmi, sveglia presto la mattina, fare la spesa, il riposino quotidiano e la sera, specie in estate, una passeggiatina nella speranza di trovare un po' d'aria fresca.
    Sulla scena del crimine non vengono trovate impronte, segno che l'omicida indossava dei guanti, quindi si tratta di omicidio premeditato. Sulla porta d'ingresso viene trovata un'impronta. Si tratta di impronta di pollice sinistro, ma l'archivio informatico dei segnalati non ha fornito risultati. E si torna a pensare alla rapina simulata: possibile che un ladro uccida in quel modo solo per una collana d'oro?
   
Nel frattempo è passato più di un mese, ma "Il giallo della farmacista" resta. A questo punto gli inquirenti tentano la pista della droga, nel senso che, solo un tossico, in preda ad una forte crisi d'astinenza, può arrivare ad uccidere in quel modo. Allora si prova di nuovo con quel pollice sinistro, perchè l'archivio delle impronte viene aggiornato di continuo, non si sa mai dovesse uscire qualcosa.
Ecco, hanno fatto centro: l'impronta compare nel video ed appartiene ad una persona di 28 anni. Si chiama Gianluca Marroccu, due giorni prima, a Cagliari, ha aggredito un uomo per questioni di droga ed è stato identificato. Solo che, quando l'impronta era stata identificata ad agosto, la sua impronta non era stata ancora inserita.
   Dopo due giorni, durante i quali ha fornito spiegazioni poco convincenti, Marroccu, confessa. Ha ucciso lui l'anziana donna. Cercava i soldi per la coca ed è andato a colpo sicuro perchè, essendo lui studente in ingegneria, aveva abitato per un periodo nell'appartamento sopra la signora Pierina. Quindi conosceva la vittima e le sue abitudini.
   In dicembre Marroccu coinvolge, in qualità di complice, anche un suo amico, ma questa dichiarazione non ha trovato riscontro.

"Il giallo della farmacista" si conclude con la condanna, in primo grado, di Gianluca Marroccu a 30 anni di carcere, e la signora Pierina, la farmacista, 80 anni, assassinata per poche decine di euro, poche decine di euro, ovvero il prezzo di una sniffata.

Pompei: La Scuola dei Gladiatori dell'anti-cultura italiana

Schola Armatorum, Pompei
   Crolla la Schola Armatorum di Pompei. Una notizia, questa, che dovrebbe far rabbrividire il popolo italiano. Ma in questa Italia, "queste non sono notizie, ci sono problemi molto più gravi che pensare a pietre vecchie che per forza di cose debbono cadere". In questa Italia fatta per individui privi di ogni passione intellettuale e culturale, questo accadimento non è un disastro da biasimare ma una notizia da coprire d'increscioso silenzio.

Noi sentiamo profondamente il bisogno di sposare le dichiarazioni del nostro Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano: "Quello che e' accaduto a Pompei dobbiamo, tutti, sentirlo come una vergogna per l'Italia. E chi ha da dare delle spiegazioni non si sottragga al dovere di darle al piu' presto e senza ipocrisie".
   Già, non si sottragga il manovratore di tale sciagura che ha radici profonde, radici tagliate dalle scuole che oramai, sconfortate, propinano nei nuovi cervelli di adolescenti in cerca di marmitte per i loro mezzi da truccare o discoteche in cui potersi sballare. Il sindaco dichiara che era un crollo annunciato. Ma questi annunci, ci chiediamo, perché si fanno sempre all'indomani della notizia, della sciagura. 
Giorgio Napolitano,
Presidente della Repubblica
  Forse perché, vogliamo credere, che oramai richiedere interventi preventivi a difesa dell'arte, della cultura è inutile, proprio inutile, tanto alla fine non se ne ricava niente. Forse è questo il motivo che imperversa nelle parole sbalordite delle persone preposte alla salvaguardia. Anche se salvaguardia è parola da intendersi in ben altro modo, di quello primordiale, la salvaguardia dell'arte è ormai puro eufemismo. Oggi si può parlare solo di salvaguardia di posti di lavori. Posti, molte volte ricoperti grazie a delle forti raccomandazioni. Non è solo impressione, infatti, che spesso nei musei o posti simili vi sono persone senza alcuna attitudine artistica. Ma questo è il minimo quando ci si ritrova di fronte al crollo della cultura e della nostra millenaria società.

   
Qualcuno più maligno potrebbe impostare, il crollo della Scuola dei Gladiatori di Pompei come icona dei continui tagli alla cultura, senza pensare che l'unica cosa che l'Italia ha da secoli è la cultura. L'Italia per il mondo è conosciuta per questo. Invece si vuole continuamente prestare attenzione alla nostra economia al centro di tutta l'agenda governativa. Si pensa alle aziende, all'industrie con il risultato, pressoché deludente, di una continua emigrazione delle più importanti aziende italiane all'estero. Si aggiunga l'esterofilia italiana che fa sì che si accettino aziende estere che giorno dopo giorno soppiantano le nostre... e ce ne beiamo, spesso. 


  Bisognerebbe chiedersi: L'Italia è più rappresentabile da un Marco Aurelio o da una fabbrica di Legnano? Beh la risposta ai lettori.  Intanto dopo l'immondizia, aggiungiamo al tassello "Italia" un'altra vergogna. In attesa di, chissà quali, altre novità: Il crollo del Colosseo?

venerdì 5 novembre 2010

Il nuovo uomo troglodita

Cosa sta accadendo? Ve lo siete mai chiesto: Cosa sta accadendo?
Aumentano vertiginosamente gli omicidi per futili motivi. Forse perchè la vita sta assumendo sempre di più connotati di una cosa futile, che non vale nemmeno la pena di vivere, visto che è tutta una pena.
E non stupisce, quindi, nemmeno che sono sempre di più i malati di solitudine del vuoto sociale, di questa oramai avvilente patria, alla ricerca di una sua potestà perduta. In questo paese sconfortato, dove si arriva, addirittura, ad accettare dei bambini depressi, che lo stesso sistema sociale crea giorno per giorno, non si vive più si sopravvive per speranze, illusorie, che fanno morire disperati.

  Ecco quindi che la domanda principe non può che essere: Cosa sta accadendo? Che è successo, perchè una donna debba morire, accidentalmente, in una stazione della metropolitana per un pugno sferrato da un ragazzo che voleva il rispetto di una fila dal tabaccaio? Perchè non si sa più dov'è il limite, il confine? Dov'è finito il confine? Forse non c'è più si è perso tra i mille inetti discorsi della televisione, che impappinano i nostri concittadini: per cui non si pensa che sferrando un pugno ad  una donna, questa,  può cadere e battere la testa in terra... e può "udite! udite!", morire! Non ci aveva pensato il ragazzo, che ora piange. Il quale senz'altro non voleva ammazzare, ma lo ha fatto. E se quel ragazzo avesse letto qualche libro in più?
L'aumento di assassinii, per banali liti, può essere anche questione d'ignoranza?
  E se Sabrina Misseri, invece di sognare il Grande Fratello, avesse sognato una carriera, umana, da estetista vera? Sarebbe andata in tv a profferire bugie su bugie per depistare gli organi inquirenti, sull'omicidio di Sarah Scazzi, che ad ora la vede complice? Avrebbe chiesto chi aveva lo share maggiore? Avrebbe provocato la morte di Sarah, o il castigo che le voleva dare, supponendo che la vita non è un reality da quattro soldi scritto da un mediocre sceneggiatore e, che, nella vita, non c'è nessuno che taglia spezzoni come in tv?
L'aumento di brutali pensieri, può essere aiutato dalla tirannica televisione?

   Le città italiane sono ormai deserte, solitarie, sorpassate di gran lunga dalla moda dei centri commerciali che crescono come gramignia in ogni periferia italiana. La violenza, all'angolo, è all'ordine del giorno, i bambini hanno da tempo lasciato a casa i palloni volanti degli anni '90, e si ritrovano davanti ad un televisore a giocare con la play station. I genitori vanno in disco e i nonni ridiventano genitori e, al confronto con quando lo erano stati per la prima volta, ora le cose sono un po' diverse. Difatti, i nonni, sono, oggi, genitori depressi, acciaccati e mal considerati dalla società che li vede decrepiti e inservienti, quando sono gli unici a servire questa società.

   Insomma la vita fa più paura, la morte sempre di meno. Sommando questa teoria, facendo un sillogismo aristotelico, diremmo che i nuovi uomini sono semplicemente dei morti viventi, tornati a vivere ai tempi dei trogloditi. Esprimendosi, come questi, con stucchevoli simboli del nuovo (ma antichissimo) modo di comunicare, di questa moderna-arcaica civiltà: tvtb tvb 3msc.

Uomo, sinceramente, ti rendi conto, che sei finito? Ritorna alle tue vitali quote. Non restare impantanato nell'effimero pensiero altrui. Riacquista il tuo cervello. Reagisci allo scavo intellettuale che terzi stanno operando al tuo, ripeto tuo, cervello. Perchè non reagisci? Cosa ti sta accadendo?
                        
                                                                                           da Sull'uomo, Aniello Nigro (2010)

Tornerà la moda dei vichinghi,
torneremo a vivere come dei barbari.
Friedrich Nietzsche era vegetariano,
scrisse molte lettere a Wagner
ed io mi sento un po' un cannibale e non scrivo mai a nessuno,
non ho voglia né di leggere o studiare,
solo passeggiare sempre avanti e indietro lungo il Corso o in Galleria,
e il piacere di una sigaretta per il gusto del tabacco, non mi fa male.

Tornerà la moda sedentaria dei viaggi immaginari e delle masturbazioni;
I'analista sa che la famiglia è in crisi, da più generazioni,
per mancanza di padri,
ed io che sono un solitario non riesco; per avere disciplina ci vuole troppa volontà.
Mi piace osservare i miei concittadini specie nei giorni di festa
con bandiere fuori dalle macchine all'uscita dello stadio
e mi diverte il piacere di una sigaretta per il gusto del tabacco.

Tramonto occidentale,
Franco Battiato (1983)

giovedì 4 novembre 2010

POWER PINK - Quando il potere è delle donne

Mentre in Italia si discute ancora di pari oportunità o di quote rosa in Parlamento o nei posti chiave del Paese, nel resto del Mondo è diventata consuetudine affidare alle donne i posti che contano; questo accade dal Mozambico all'Uzbekistan e dal Bangladesh alla Liberia.


America- Partiamo dal continente americano dove, è cronaca di questi giorni, in Brasile si è affermata come sostituto di Lula, Dilma Roussef, che ha vinto il ballottaggio con il 55% dei consensi. La Roussef, 55 anni, è la prima Presidenta del paese sudamericano, si presenta come una sergente di ferro. Figlia di immigrati bulgari, ha un passato da guerrigliera marxista, è stata indicata direttamente dal Presidente operaio (questa definizione mi ricorda qualcuno..) Lula, perchè proseguisse sulla strada del socialismo.
Dilma Roussef, presidente del Brasile
Idem è la situazione nella vicina Argentina dove, da tre anni al Palazzo Presidenziale siede Cristina Fernandez, neo vedova (sentite condoglianze, ndr) dell'ex Presidente Nestor Kirchner al potere dal 2003 al 2007, e scomparso da pochi giorni. I maligni dicono che, cominci realmente adesso il potere della Fernandez, in quanto fino ad ora non era altro che un firma carte del marito.
Ad inaugurare questo nuovo periodo rosa in sudamerica fu il Cile,dove, nel 2001 si affermò la socialista Michelle Bachelet, rimasta in sella per due mandati tondi tondi.
Tutta un'altra storia invece per quanto concerne Ingrid Betancourt, nel 2002 candidata alle presidenziale colombiana ma rapita dai gureglieri marxisti, e tenuta prigioniera per sei, lunghissimi anni.
Fin qui il sud dell'America, ma spostandoci a nord, negli States, sembra che ancora non sia giunto il momento di un presidente donna, anche se è vero che nelle ultime Amministrazioni, il diparimento più importante, quello di Segretario di Stato, è stato affidato a due donne: la coriacea e suggestiva Codoleeza Rice prima,e la raffinata e diplomatica Hillary Rodham in Clinton dopo.

Asia - Anche il continente asiatico vanta diverse donne al potere, ma ritengo doveroso citare colei che il potere non glielo hanno mai riconosciuto. Aung San Suu Kyj.
Aung San Suu Kyj.
Aung San Suu Kyj, 65 anni, figlia del primo presidente birmano, è dal 1990 che, tra carcere e domiciliari, gli viene privata la sua libertà dopo aver vinto regolari elezioni che, la giunta militare al potere (uno dei regimi più totalitari e repressivi al mondo) non ha mai voluto riconoscere. Quindi è da vent'anni che questa grande donna si trova in detenzione, lontana dai figli esiliati a Londra, ai quali è vietato il visto d'ingresso in Myanmar. Lontana anche dal marito, ovvero le spoglie del marito, morto a Londra diversi anni fa lontano dalla moglie.
  Restando nel sud est asiatico, è nelle Filippine che troviamo un'altra donna al potere da diversi anni, ovvero la discussa Gloria Arroyo, mentre nel gigante indiano dopo Sonia Gandhi, attualmente troviamo come presidente Prathipha Patil.
  Le quote rosa non sono un problema nemmeno, come dicevo in apertura, in Bangladesh, uno dei paesi più poveri e retrogradei del mondo, dove siede come primo ministro l'elegante Sheikh (non inganni il nome) Hasina. Rimanendo sempre in Asia, ma spostandoci all'interno, precisamente in Kyrghyzstan, che dopo i disordini della primavera scorsa hanno portato alla destituzione del legittimo e filo sovietico presidente Akyev, al potere è salita la temeraria Roza Otunbayeva, che messasi a capo dei rivoltosi, in pochi giorni ha costretto il vecchio regime alla fuga, facendo approvare anche una riforma della Costituzione.
In ultimo come non ricordare Benazir Bhutto, figlia di Alì Bhutto, prima donna al potere in un paese musulmano, il Pakistan. La Bhutto è stata tra scandali e controversie, per ben due volte primo ministro ed era pronta per una terza volta, se i terroristi e i servizi segreti deviati, nel 2007, non avessero deciso diversamente, assassinandola in un sanguinoso attentato durante un comizio elettorale a Rawalpindi.

Luisa Diogo, presidente del Mozambico.
Africa - Ebbene sì, anche il continente nero ha le sue dame nei Palazzi Presidenziali, in Liberia dopo la sanguinosa guerra civile degli anni '90 figura come presidentessa la 70enne nonna Ellen Jhonson Sirleaf, mentre in Mozambico (sì, il Mozambico), dal 2004, ha come primo ministro Luisa Diogo.
Nelle mani di una donna africana c'è, in ambito Onu, l'Alto Commissariato per i Diritti Umani, al cui vertice siede la 66enne Navanethem Pillay.

Oceania - I più grandi stati di questo continente vedono Hellen Clerk e da poco Julia Gillard che guidano rispettivamente il governo di Nuova Zelanda e Australia.

Europa - Veniamo al Vecchio Continente dove, soprattutto nel Nord Europa, è altissima la rappresentanza femminile.
Senza dubbio il ruolo più importante e gravoso è di Angela Merkel, la tedesca dell'ex Repubblica democratica dell'est, da 5 anni è il Cancelliere (primo ministro) della Germania, il più grande Paese europeo.
Singolare è il caso della Finlandia, che da undici anni ha un Presidente donna, Tarya Halonen, gli attenti ricorderanno la simpatica polemica tra quest'ultima ed il nostro attuale Premier,e da pochi mesi come primo ministro si è insedita la bella Mari Kiviniemi, che guiderà un governo formato da 11 ministre su un totale di 20.
Mari Kiviniemi, presidente della Filandia.
E' storia recente ciò che riguarda la Lituania, in cui la Presidente è Dalia Grybauskaite (chissà come si pronuncia, ndr); la Slovacchia che è governata da Iveta Radicova; l'Irlanda che ha percapo del governo Mary McAleese; l'Islanda il cui governo è retto dall'algida Johanna Sigurdardother e la Croazia, il cui primo ministro è Jadranka Kosor.
Anche nella vicina Svizzera il potere è rosa. Infatti sono donne le tre più alte cariche dello Stato: Doris Leuthard è il Presidente, mentre i due rami del Parlamento, la Camera Bassa e Camera Alta, sono occupati rispettivamente da Pascale Brunder e Erika Forster Vannini.

E in casa nostra com'è la situazione? Oltre i vari ministeri di secondo piano, il gentil sesso è a capo di due delle tre più grandi città: Milano e Napoli.
Nel capoluogo meneghino da tre anni siede come sindaco l'ex ministro Letizia Moratti, mentre nella città partenopea da ben nove anni il posto di comando è nelle mani di Rosa Russo Jervolino, già ministro dell'Istruzione e dell'Interno. Anche Genova ha la sua sindaca, Marta Vincenzi.
In politica i posti di comando finiscono qua, ma meritano di essere citate anche Emma Marcegaglia, a capo di Confindustria, e Susanna Camusso, neo segretario di CGIL, il più grande sindacato italiano.
Ma saranno maturi i tempi per un premier donna?

mercoledì 3 novembre 2010

Emergenza rifiuti. Uno scarica barile di percolato politico-sociale.


Discarica di Terzigno
Terzigno, Chiaiano, Giugliano in Campania, ci si passa la palla da un comune all'altro. O meglio ci si passa la munnezza, tra queste suddette località. Meglio ancora, sarebbe dire che, c'è un continuo scarica barile (di percolato ndr) tra i vari enti preposti a risolvere un'emergenza che ha il sapore, oramai, di una farsa, se non fosse che il problema oltre ad essere  grottesco, è sempre un poblema che mette a repentaglio la serena e igienica vita di un'intera comunità.

Il problema è paradossale perchè innanzitutto è una questione non di difficile svolgimento. Basta guardarsi intorno, nemmeno troppo lontano e, capire che tutti vivono placidamente nelle proprie case senza aver la preoccupazione di chiudere le finestre per i miasmi proveniente da una discarica di rifiuti a cielo aperto. Grandi metropoli hanno gli inceneritori, o i cosiddetti C.d.r., o i termovalorizzatori nei centri urbani, senza alcun disagio. In Germania, addirittura, l'immondizia è richiesta come materia prima per i loro impianti di combustione. Insomma basterebbe costruire, costruire e costruire. Almeno cinque termovalorizzatori nell'intera regione.

Blocco stazione ferroviaria Montecorvino-Bellizzi (giu. 2004)
Questa storiella però è ormai scaduta e stucchevole, in quanto la si ripete da anni. In una regione dove sono immani le responsabilità dei politici. A capo di tutti, l'ex governatore regionale Antonio Bassolino, che ha portato allo sfascio l'intera gestione dei rifiuti. Si ricordano le proteste per la discarica di Parapoti nel comune di Montecorvino Pugliano (in provincia di Salerno) che, per più di un giorno divisero l'Italia, nel giugno 2004, bloccando la stazione ferroviaria di Bellizzi. Quasi quattro anni più tardi la civile protesta per la riapertura della discarica di Macchia Soparana nel comune salernitano di Serre, vide bloccare l'asse autostradale Salerno-Reggio Calabria. Poi toccò al comune avellinese di Savignano Irpino... insomma un balletto prorompente di scarico non solo di spazzatura, ma ci teniamo a precisare di responsabilità, prima della regione, che aveva il commissariato speciale alla gestione dei rifiuti, e successivamente della provincia, che in questi anni ha sempre difeso l'irresponsabilità, insana, dell'intera provincia napoletana, in specie del comune capolugo, governato, lo possiamo dire, maldestramente dal sindaco Rosa Russo Jervolino che, per anni ha sversato la propria immondizia nelle limitrofe province campane e il più delle volte carcicandoli su vagoni merci diretti in Germania, facendo sborsare i soldi del trasporto a tutti i cittadini italiani.

Non ci stupiremmo se gli abitanti delle province di Avellino, Benevento, Caserta e Salerno richiedano che: "i problemi della sua immondizia, Napoli li deve risolvere a casa sua". Tanto più che proprio la provincia di Salerno offre un grande esempio sulla virtuosa gestione di quest'ultima. I comuni di Mercato San Severino, Bellizzi, Pollica da anni sono in prima linea per la raccolta differenziata. Il capoluogo, Salerno, arriva addirittura al quasi 70% nella raccolta, praticando in parecchie zone, il cosidetto, porta a porta. E ancora nei comuni irpini e sanniti, ormai da tempo, si è avviata la suddetta differenziata. Dunque di depositare i rifiuti della provincia partenopea nelle altre province, non se ne dovrebbe parlare proprio, sarebbe farsi beffe dei rispettosi abitanti campani che, con pazienza, differenziano i propri rifiuti.

Manifestazione anti-discarica Cava Vitiello
Ergo, la risoluzione dei problemi rifiuti è circoscritta prettamente nei confini della provincia di Napoli. Ed, effettivamente, il problema logistico del dove posizionare una discarcia a cielo aperto, la provincia partenopea ce l'ha. Non bisogna dimenticare che è la provincia più densamente popolata d'Italia, se non d'Europa, ragion per cui, lo spazio di azione è davvero poco. Ed è forse, pure, per questo che si è scelto un posto, sbagliatissimo, come quello di Terzigno, sito nel Parco nazionale del Vesuvio. Decisione che hao fatto scattare le, lapalissiane, proteste dei cittadini dei comuni vesuviani.

Questo è i l punto nevralgico, secondo noi, dell'intera vicenda che stiamo discutendo da tempo. La protesta.
Innanzitutto, dovrebbe essere civile, altrimenti è difficile aver ragione agli occhi del popolo non toccato dall'emergenza. La solidarietà si riduce a pochi cittadini. Con le bombe e mazzate (botte da orbi) non si risolve nulla. Si adescherebbe, solo il sospetto, che è condotta da organizzazioni criminali.
Secondo. La protesta è sbagliata sia nella forma (come abbiamo già detto), sia nel lessico e nella sinossi. Non si può e non si deve protestare con motti che pongono in luce ragionamenti tipo: "noi la spazzatura non la voglimo qui", come a dire, "vabbene in qualunque posto, l'importante che non sia questo, perchè a me, interessa questo e basta!". Qui si riduce ancora di più la solidarietà con i manifestanti. Sarebbe opportuno intonare dei cori, degli slogan, che lascino passare dei messaggi del genere: "Basta con le dicariche , siamo nel 2010, vogliamo un termovalorizzatore. Non è possibile che si continui a infettare i nostri terreni, le nostre falde acquifere". E per nostre si dovrebbe intendere, l'intera nazione Italia. Così, allora, la protesta, civile, renderebbe solidale la maggior parte del paese.

Guido Bertolaso
Intanto il capo della protezione civile Bertolaso fa sapere che il governo ha fatto tutto quanto era nelle proprie possibilità e responsabilità. Ora tocca, di nuovo, alla provincia di Napoli il giusto e ingrato compito di risolvere tale situazione di disagio, non solo per la regione Campania (anche se bisogna ricordare che poco c'entrano le altre province campane), ma per l'intera nazione. Quindi Luigi Cesaro dovrà rimboccarsi le maniche e darsi da fare. E siccome la speranza è sempre l'ultima a morire, si spera davvero che non se le rimbocca come ha fatto fino adesso. Difatti la gestione dei rifiuti già nello scorso anno, fu demandata alla provincia, ma Cesaro è stato, stando agli ovvi fatti, incocludente. C'è solo da affidarsi a San Gennaro, purtroppo, con questa classe dirigente. Sperando che non si riveli ancora giusta la massima popolare che detta: Chi di speranza vive, disperato muore.

martedì 2 novembre 2010

Deca Dance

Non abbiamo fatto in tempo a memorizzre il nome Ruby (al secolo Karima al Mahroug), che è già tempo di familiarizzare con due altre smaliziate signorine, ovvero, Nadia Macrì e Perla Genovesi, senza contare le già famigerate Noemi Letizia e Patrizia D'Addario.

Nadia Macrì
La signorina Macrì è una escort-cubista 28enne che dichiara di aver partecipato a numerosi party a base di sesso e droga a Villa Certosa e a Villa San Martino. Sulle dichiarazioni della Macrì sta indagando la procura di Palermo che da tempo conduce indagini su di un traffico di droga, e che a breve invierà gli atti alla procura di Milano, la quale indaga su un giro di prostituzione (caso Ruby). L'avvenente cubista di Milano ha spiegato con dovizia di particolari come si svolgevano le feste a casa del Premier, dai rapporti sessuali con quest'ultimo, intercorsi, dietro  lauto pagamento (cinquemila euro), all'hashish e marijuana che le ragazze e gli esigenti ospiti avevano a disposizione.
Ed è proprio su quest'ultimo aspetto che si aprono scenari inquietanti, più di quanto già non lo siano, perchè qui entrano in gioco Paolo Messina e tale Perla Genovesi.

La Genovesi attualmente è agli arresti domiciliari con l'accusa di traffico di droga... ah dimenticavo di dire che la signorina non è una pregiudicata, una ragazza di strada, no, al contrario, è una donna elegante e conosciutissima a Palazzo Madama per essere stata assistente del sen. Pianetta (ovviamente Pdl, ndr). In altre parole, la signorina aveva contatti con narcotrafficanti spagnoli che la rifornivano di coca proveniente dalla Colombia. Ma tutto questo cosa c'entra con il premier e company?
Perla Genovesi

Tutto ha una spiegazione perchè, la Genovesi andava in Spagna per conto di Paolo Messina, esponente di spicco di Cosa  Nostra, il quale si occupava di farla recapitare, tramite intermediari, alla clientela più esigente.

Dopo questo ennesimo scandalo, Berlusconi cosà dirà? Ci ripeterà la solita storiella che lui lavora venti ore al giorno e, che, ogni tanto ha bisogno di svagarsi, ed è per questo che non c'è niente di male se ogni tanto si circonda di una ventina di signorine (d'altronde non è mica gay,ndr), si lascia andare alle danze, o meglio, alla dance, questa pietosa deca dance dell' etica e del buon gusto.

Cavaliere: Pensa mai prima di agire?

Si parla e, quanto, si parla a vanvera in questo paese martoriato dall'inettitudine. Ancora una volta il premier Silvio Berlusconi ha scatenato l'ira di molti italiani, per delle parole che potevano essere ben ponderate prima di declamarle con grande divertimento: "meglio essere appassionato delle belle donne che essere gay".

Ci chiediamo a chi, e a che pro, possa servire questa simile affermazione?
Ruby Rubacuori
Innanzitutto, non so quanto sia giusto, moralmente e giuridicamente, chiamare donna, una ragazzina di diciasetteanni (anche se lei dichiara di aver detto di averne 24). Il fatto poi che l'adolescente marocchina, Karima El Marhoug (questo il suo vero nome), si facesse chiamare Ruby Rubacuore (come fosse un tenero cartone animato), doveva quanto meno insospettire i presenti a quella festa (a base di Sanbitter, come dichiara Giuliano Ferrara), non solo sull'età, ma soprattutto sui veri intenti della "giovine pulzella".

I presunti sette mila euro, più l'Audi R8, donatele (secondo alcune voci) dal presidente del Consiglio, sono regali elargitii, se è vero, a quale fine? Noi crediamo sinceramente nella magnanimità del Cavaliere, ma vorremmo che il presidente di tutti gli italiani, pensi soprattutto ai problemi di 50 milioni di suoi concittadini. Che quei soldi li doni in beneficenze ben più importanti che, quantomeno, non adeschino dubbi. Proprio perchè si tratta di un presidente di una nazione, non del sindaco di "Stragoligalli", con tutto il rispetto che si deve alla cittadina ciociara.

Ritornando poi a quanto dice sugli omosessuali, è quantomeno controproducente in termini di credibilità e neutralità della quarta carica dello Stato, la più importante e, proprio per questo, crediamo sia fondamentale che chi interpreta questo ruolo rimanga imparziale e a difesa di tutte le individualità siano esse eterosessuali, omosessuali o transessuali.

Il Presidente del Consiglio
Rivolgendoci direttamente a lei cavaliere, con tutto il rispetto che le si deve le vogliamo dire che: ciò che, oggi, lei ha detto, ciò che fa senza pensare, crediamo sia sbagliato in quanto da un pò di tempo, lei, cavaliere del Lavoro Silvio Berlusconi è, e non lo deve mai dimenticare, come noi non dobbiamo mai dimenticarlo, il Presidente del Consiglio della Repubblica italiana.

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